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PREPARATORI

Karl Abarth

Nella Vienna asburgica , nello stesso anno in cui si festeggiavano solennemente i 60 anni del regno del mitico Francesco Giuseppe, ed a poco più di un mese dall’annessione , a sorpresa , della Bosnia e dell’Erzegovina , nasceva, il 15 novembre 1908, Karl Alberto. Il padre, anch’egli di nome Karl ,era personaggio di assoluto rilievo ,dotato di forte personalità, avventuroso e sportivo ,pieno di interessi nei più svariati campi. Della madre, Dora Taussig , figlia di un industriale tessile, scarne le notizie ,come d’altronde si conveniva in tempi in cui le vere signore si dedicavano esclusivamente alla cura della famiglia.
Quando nacque , il piccolo Karl trovò ad attenderlo una sorellina , di nome Anna, nata l’anno precedente.
Prima ancora di addentrarci nella sia pure sintetica narrazione dei più salienti episodi della vita del nostro eroe, giova sottolineare che per il piccolo Abarth,nato sotto il segno zodiacale dello scorpione , erano previste dai cultori di astrologia le più significative caratterizzazioni dei nati sotto questo segno. Erano quindi previste forte personalità ,elevata intelligenza,propensione alla lotta, ferrea volontà. Ed ancora carattere riservato,spirito d’avventura, memoria ferrea, desiderio di emergere al di sopra della massa,di farsi notare,di farsi apprezzare.
Generalmente scarsamente fortunati, specie in gioventù ,erano costretti a conquistarsi con tenacia e caparbietà i traguardi che si prefissavano. Sotto questa ben definita caratterizzazione, che anche gli scettici dovranno poi riconoscere perfettamente aderente al personaggio, il piccolo Karl affrontò con decisione il suo futuro. Fin da giovanissimo ,anche perché assistito da ottima salute , forte costituzione,e sviluppata intelligenza,mise in evidenza una spiccata propensione per alcuni sport e , nel campo scolastico, per le materie scientifiche e per il disegno .Poco più che quindicenne si iscrisse fra l’altro ad una società ciclistica e prese parte ad alcune gare .Ma le due ruote sole non gli bastavano ,egli sognava il motore.
Un giorno si fece prestare da un amico una motocicletta ma, ancora inesperto di guida , andò quasi subito ad urtare contro un muro sfasciando la moto ma rimanendo, fortunatamente, indenne da danni fisici di qualche ilevanza.
Questa sua passione per i motori , e per la meccanica in generale , lo portò ben presto a seguire,senza saperlo, le orme tracciate da un grande dell’automobilismo non solo italiano , ma mondiale; e cioè da Vincenzo Lancia che, come i cultori di cose automobilistiche ben sanno,ancor giovanissimo studente iniziò a frequentare l’officina di Giovanni Ceirano sita a Torino nel cortile dello stabile dove abitava con la sua famiglia.

Giannini

Giannini è certamente un nome molto conosciuto e apprezzato da chi , come noi , è da sempre appassionato cultore della storia dell’automobile. L’Azienda romana vanta però la sua notorietà soprattutto nella cerchia degli esperti e dei sportivi praticanti ,mentre resta forse abbastanza sconosciuta ai “ novizi “ o più semplicemente a chi è attratto da nomi in apparenza più illustri e altisonanti.Narrataci con grande incisività e competenza da Enzo Altorio , la storia della Giannini ha il merito di riconoscere a questo piccolo grande costruttore il giusto e meritato ruolo scenario automobilistico italiano ,particolarmente nel campo delle elaborazioni sportive dove ha forse colto i suoi risultati più felici ed eclatanti .
Un ruolo, quello della Giannini ,di autentico specialista ,tale da permettere a un ‘infinità di cultori dell’automobile sportiva il possesso di una vettura elaborata e personalizzata, concepita in funzione della produzione in serie ma comunque già “ di nicchia “ quanto a profilo tipologico ,ricchezza di dotazioni e sfera d’impiego .
L’azienda romana non si è tuttavia distinta solo nell’ambito propositivo e tecnico delle elaborazioni. Infatti il primo motore interamente costruito nell’officina dei fratelli Attilio e Domenico Giannini risale addirittura al 1948 ,quindici anni prima della nascita ufficiale della Giannini Automobili S.p.A. e perciò vero antesignano di una importante produzione che è arrivata fino ai nostri giorni.
Va comunque sottolineato che il suo merito è proprio quello di essere stato e di essere rimasto un “piccolo “ costruttore ,lontano ( anche geograficamente ) dalle altre realtà industriali e con una propria ,spiccata ,autonomia tecnica e progettuale.
Svincolata da ogni rapporto di soggezione con i “grandi “,la Giannini è quindi potuta rimanere sempre vicina ai desideri e a gli interessi automobilistici di una larga parte degli utenti più appassionati.
La Giannini Automobili ,nella persona del Consigliere Delegato architetto Giacomo Polverelli, mi aveva preannunciato da tempo l’intenzione di promuovere una ricerca sulle tappe,i segreti, i retroscena ,le realizzazioni e i risultati dell’Azienda.
Nel momento della concretizzazione editoriale dell’opera ,mi è stato richiesto – in qualità di Presidente del Museo nazionale deve osservare perché convinto dell’intenso ruolo sportivo ,creativo e imprenditoriale sviluppato dalla Giannini ,una testimonianza - non soltanto formale – dell’importanza di questo marchio nella storia del prodotto automobilistico e delle competizioni.
Anche al nome del Museo che ho l’onore e l’impegno di rappresentare ,sono felice di concludere questa breve introduzione con un sincero grazie e per il tanto che la Giannini ha dato al mondo dell’automobile ,per quanto ancora potrà dare in futuro e, naturalmente, e aver voluto portare a conoscenza del grande pubblico una storia intensa, gloriosa e appassionante.

 

Cosa faceva quella “nuova 500 “ – beninteso nuova nel 1957 ! – accanto a sportive prestigiose e potentissime quali Ferrari , le Lamborghini , le Maserati e le De Tomaso, nella galleria dei mostri sacri al Salone dell’Automobile di Torino del 1994 ? quando la vidi, quasi pensai di sognare. Poi accorgendomi che era lo stand della Giannini ,mi fu tutto chiaro, oserei dire quasi logico .
Tuttavia riproporre oggi una elaborazione per uso stradale della bicilindrica 590 non è solamente una bella prova di entusiasmo ma anche un notevole impegno tecnologico, soprattutto nei riguardi della complessa legislazione sulle emissioni nocive e la sicurezza.
Il pensiero torna subito a queste minuscole elaborazioni della Giannini e dell’Abarth che, fin dai primi anni sessanta ,gareggiavano su tutte le piste e le salite italiane sul filo dei 140 all’ora. Vetturette con prestazioni forse non da brivido , ma che resero possibile a un autentico esercito di appassionati l’ingresso nello spettacolare mondo delle competizioni .
Non c’è dubbio che queste minuscole elaborate abbiano contribuito in modo notevole alla popolarità della carina e modesta 500, di cui oggi sopravvivono ancora tanti esemplari spesso curati con grande amore .
Una sorte ,questa ,che non è toccata ( e sicuramente non toccherà ) alla più giovane 126.
Per noi tutti , il marchio Giannini è tradizionalmente legato alla produzione automobilistica della Fiat, a cominciare dalla piccola 500 Topolino d’anteguerra che fu la prima base per le elaborazioni dei fratelli Attilio e Domenico.
Tuttavia a poco a poco ,dell’Azienda romana presero a uscire anche dei veri modelli da corsa, che avevano oggettivamente ben poco in comune con i prodotti Fiat, di cui utilizzavano in effetti solo alcuni componenti secondari.
Si trattava di macchine interamente prodotte in casa, motorizzate da brillanti unità monoalbero e bialbero di 750 e poi di 1000 cm 3 , macchine di fattura estremamente raffinata e avanzata ,ma quel che più conta erano macchine vincenti.
Quanti hanno effettivamente saputo che sotto il cofano di vetture di altre marche ,quali per esempio Giaur e Nardi ,spesso pulsava uno dei gioielli motoristici costruito nell’Azienda dei fratelli Giannini ?
Erano certamente altri tempi .Non si paralva ancora di problematiche ambientali ,di sistemi CAD per la progettazione ,di fibre di carbonio e meno che mai di gestione elettronica del motore. Era un epoca in cui “ meccanici geniali “ come Carlo Abarth ,Vittorio Stanguellini ,Enrico Nardi ,Amèdèe Gordini e i fratelli Maserati e Giannini potevano competere senza troppe difficoltà con gli enormi mezzi tecnici ec economici messi in campo dalle grandi realtà industriali. Erano tempi enormemente diversi e lontani dagli attuali , che Enzo Altorio ci ricorda però in maniera precisa e appassionante. Passata nelle mani della famiglia Polverelli ,la casa romana è oggi una delle poche aziende specializzate in elaborazioni che ha saputo conformarsi – naturalmente con notevoli sforzi tecnici e industriali – alle nuove realtà legislative ,produttive e commerciali sopraggiunte con gli anni Ottanta e Novanta. Dimostrandosi interprete anche sotto il profilo culturale delle esigenze dei suoi clienti più entusiasti ,la Giannini è quindi riuscita a consolidare la sua autorevole posizione nel mercato delle vetture speciali.